i 5 punti del processo di maturità

Svincolarsi dalla gabbia della superficialità
Procedere per ipotesi
Essere aperto alla verifica
Cambiare il paradigma
Superare il pregiudizio

NO AGLI INCENERITORI

diffondi

sosteniamo il M.llo Lo Zito

sosteniamo il M.llo Lo Zito
salviamo la Croce Rossa Italiana

21 dicembre 2011

LA DEMOCRAZIA CON LA “D” MINUSCOLA


Nell’ambito della democrazia politica, solo i voti che vanno al candidato di maggioranza o ai programmi della maggioranza servono a modellare il corso degli affari. I voti ottenuti dalla minoranza non influenzano direttamente le decisioni politiche. Invece sul mercato nessun voto è perso. Ogni piccola somma spesa ha il potere di influire sul processo produttivo. … La decisione di un consumatore produce i suoi effetti con tutte le conseguenze che egli gli attribuisce attraverso la sua inclinazione a spendere una certa quantità di denaro.
(Ludwig von Mises, “Human Action”)
Vi è molta confusione in questa nazione riguardo al termine ‘democrazia’. La parola proviene dal Greco ed etimologicamente significa ‘potere del popolo’ o ‘potere attraverso il popolo’. Ma quando la parola non è scritta in lettere maiuscole, essa si applica molto bene all’ambito degli scambi piuttosto che alle attività politiche. Quando invece appare in lettere capitali, allora il concetto subisce una trasformazione.
In una Democrazia, le maggioranze prendono le decisioni che ricadono su tutti. Quando il concetto di democrazia viene utilizzato con riferimento agli scambi ogni individuo prende decisioni che sono vincolanti solo per lui e per coloro che ne sono direttamente interessati. Il processo democratico (‘d’ minuscola) non presuppone il controllo da parte di alcuni nei confronti di altri; si basa invece sul controllo personale da parte di ognuno.
Vediamo come funziona.
Nei rapporti di scambio una persona entra in un negozio e acquista una scatola di fagioli. Quella persona è soggetta alla sua decisione. Egli ha deciso, per ragioni che sono note solo a lui, di comperare una scatola di fagioli prodotta dalla ditta X. Quel nome è sull’etichetta.
Egli non sa con certezza assoluta che vi sono fagioli in quella scatola. Non può vederli. Ma, sia a causa dell’etichetta, sia a causa dell’esperienza, egli ha fiducia in quel produttore. L’individuo dà moneta in cambio della scatola di fagioli. Questo è come un voto emesso sul mercato. Questo è il voto di un individuo a favore della ditta che egli promuove con il suo acquisto.
La decisione è vincolante per quella persona. Essa deve pagare per i fagioli il prezzo stabilito. Non è costretta ad effettuare l’acquisto ma se lo fa deve effettuare un pagamento per ottenere il prodotto. Potrebbe anche pagare in una data futura se il commerciante gli facesse credito. Se gli fa credito, è perché ha fiducia dei tratti distintivi che caratterizzano quella persona. Egli pensa, sia in base all’esperienza generale che alla lunga pratica nel leggere i dati della realtà, che egli sarà alla fine pagato. Si può sbagliare in qualche caso ma non può sbagliarsi in molti casi.
Anche la persona che ha effettuato l’acquisto può sbagliarsi. La scatola potrebbe contenere sassi, una zuppa o patate schiacciate. Ma non ci si può sbagliare molte volte di seguito. Se una persona compra una scatola da un produttore X e non contiene ciò che si afferma sull’etichetta, la persona sarà estremamente riluttante a sostenere quel produttore una seconda volta.
Ma vediamo che cosa accade come risultato del voto effettuato sul mercato. Il voto di ogni persona viene registrato dal negoziante o alla fine della giornata o dopo alcuni giorni di vendite. Il negoziante scoprirà, quando farà i suoi calcoli, che alcune persone (come quella in oggetto) hanno votato per il produttore X. Egli si renderà conto di ciò perché dovrà ordinare nuovamente il prodotto del fabbricante X.
Egli scoprirà anche che altri hanno votato per il produttore Y. Altri ancora avranno votato per i prodotti della marca Z, ZXY, XX, YYYY. Il negoziante farà un nuovo ordinativo anche nei confronti di queste marche esattamente nella quantità che egli riterrà necessaria per soddisfare le richieste future dei suoi clienti.
Che cosa accade alle varie imprese che producono questi fagioli? Il voto viene registrato, numericamente diverso per ogni impresa. Ognuna di esse riceve un incoraggiamento per ogni voto a suo vantaggio. Tale incoraggiamento spinge ogni produttore a continuare l’attività attraverso la quale arreca soddisfazione a quella persona o ad altri.
Supponiamo che la marca X, che ha ricevuto il voto della persona in oggetto, risulti la più popolare. Supponiamo che questa marca riceva 100 voti, mentre ognuna delle altre marche ne ottenga meno di 100. Se negli scambi vigesse la Democrazia (quella con la D maiuscola), questo significherebbe la messa in atto di una procedura per cui si proclamerebbe che, ‘Da questo momento in poi, solo la marca X deve essere prodotta. Gli elettori hanno chiaramente mostrato che la marca X è la migliore marca di fagioli. Per questo motivo, la produzione di tutte le altre marche viene sospesa.’
Ma noi non abbiamo la Democrazia con la D maiuscola nell’ambito delle transazioni commerciali. Abbiamo la democrazia con la d minuscola. Per questo motivo, anche se la marca X è risultata essere la più popolare, le altre marche sono anch’esse abbastanza popolari da ricevere in una qualche misura un incoraggiamento per la loro produzione. Per cui, tutte le imprese che hanno ricevuto un voto abbastanza favorevole continuano a produrre i loro beni. L’azione di una persona rivolta all’acquisto della marca X non ci obbliga all’acquisto della marca X. Supponiamo che, personalmente, troviamo soddisfazione nella marca YYYY. Noi non possiamo impedire ad una persona di comperare la marca X come nessuna persona può impedire a noi di comperare la marca YYYY.
Questa è la vera democrazia. È quel meccanismo attraverso il quale ognuno governa sé stesso. Questa dinamica riveste in ogni momento un carattere morale e fornisce la quantità più grande di prodotti, la più estesa varietà e il più basso prezzo per il maggior numero di individui.
LA MAGGIORANZA SI ARROGA IL MONOPOLIO DEL CONTROLLO
Nei paragrafi precedenti abbiamo cercato di mostrare come la democrazia (con la d minuscola) funzioni nell’ambito degli scambi commerciali. Ma la controversia sorge di continuo, riguardo al fatto che lo stesso meccanismo non si attua in politica. Due persone competono per la guida del governo. Entrambe non possono esercitare il potere contemporaneamente. Allora, gli elettori scelgono attraverso la formula della maggioranza la persona più adatta. Questa persona eserciterà il potere. L’altra no.
Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò?
Lo sbaglio appare evidente se solo immaginiamo di entrare in un negozio per comperare la marca X di fagioli e fossimo informati che, dal momento che la maggioranza delle persone preferisce la marca YYYY, quella soltanto è disponibile per tutti i consumatori.
Ma c’è di più. Ci verrebbe anche detto che non possiamo risolvere la situazione a livello personale astenendoci dall’acquistare fagioli. Li dobbiamo comperare per forza. E dobbiamo adeguarci acquistando i fagioli YYYY. Inoltre, i fagioli dobbiamo anche mangiarli.
A questo punto avremmo la democrazia con la D maiuscola. E questo è ciò che è avvenuto per quanto riguarda il governo di questo paese.
Immaginiamo che due persone si confrontino per il posto di primo ministro. Supponiamo ulteriormente che uno di essi, marca YYYY, si chiami Signor Prodi. Continuando nella nostra supposizione, immaginiamo che l’altro, marca X, si chiami Signor Berlusconi. Il Signor Berlusconi ottiene più voti del Signor Prodi. Coloro che hanno votato per il Signor Prodi non vedono compiersi la loro scelta. Essi volevano che il Signor Prodi li amministrasse. Invece si ritrovano con il Signor Berlusconi. Per questo sono scontenti.
Certamente coloro che hanno votato per il Signor Berlusconi sono più che soddisfatti. Non solo essi si ritrovano con il loro uomo a gestire i loro affari, ma il loro uomo ha il potere di amministrare anche gli affari di tutti.
C’è inoltre sempre una terza categoria di persone, coloro che non volevano né la marca X né la marca YYYY. Ci sono quelli che volevano la marca Z. Potrebbero persino esserci alcuni che non vogliono nessuna marca. Essi intendono amministrare in maniera autonoma i loro affari senza delegare il potere a Berlusconi, o a Prodi o a chicchessia.
Ma, per via del meccanismo della maggioranza, tutti senza distinzione di preferenze o convinzioni personali, devono obbligatoriamente acquistare la marca YYYY. E sono costretti a usare la marca YYYY anche se preferirebbero farne a meno. Improvvisamente, noi vediamo che cosa è accaduto al nostro sostegno a vantaggio della Democrazia: ci siamo allontanati dal concetto di amministrazione attraverso il popolo. Al suo posto abbiamo ora il monopolio della gestione. Tutte le minoranze, mettendo a tacere i loro interessi, desideri o quant’altro, sono obbligate a sottostare al monopolio.
Invece se in questo paese si praticasse la democrazia con la d minuscola, coloro che hanno votato per Berlusconi lo avrebbero in quanto amministratore dei loro affari; coloro che hanno votato per Prodi sarebbero amministrati da Prodi; altri che hanno votato per un’altra persona per la gestione politica seguirebbero la persona da loro scelta. E coloro che non vogliono che qualcuno gestisca i loro affari al loro posto sarebbero lasciati liberi di amministrarsi da soli.
Questo sarebbe un risultato di grande moralità: ognuno otterrebbe per sé stesso ciò che egli stesso ha scelto attraverso il voto. Colui che si rifiutasse di partecipare non otterrebbe i ‘vantaggi’ che avrebbe guadagnato se avesse preso parte alle votazioni. Forse egli cambierà parere in un secondo tempo.
Ma questo è affar suo. Come è affar suo rifiutarsi di comperare i fagioli e soffrire la fame se questo è il risultato delle sue decisioni.
Possiamo quasi già sentire i gridi di allarme: ‘Ma questo significherebbe avere molti primi ministri? almeno due. E come potremo far sì che ognuno si adegui in maniera uniforme alle stesse decisioni concernenti la stessa materia?
La risposta è che ciò non sarebbe possibile. Ma sarebbe tale evenienza un fatto davvero disastroso?
Il concetto di rappresentanza è essenzialmente un concetto che ha a che fare con l’agire. Qualcuno agisce per te. Ma come può qualcuno agire per te se egli è completamente orientato a sostenere comportamenti contrari ai tuoi migliori interessi? Supporre che egli ti rappresenti perché altri lo hanno scelto equivale ad accettare una bugia colossale. Egli può rappresentarti solo se tu lo hai scelto e se, quindi, si limita a promuovere i tuoi interessi.
È la Democrazia con la D maiuscola che ci sta portando alla rovina. Individui che sono in antitesi ai tuoi migliori interessi ottengono il potere su di te attraverso decisioni prese da altri; la Democrazia (con la D maiuscola) significa controllo su tutti da parte della maggioranza. Il controllo di maggioranza significa monopolio. E il risultato è che una cerchia ristretta di persone finisce sempre per assumere il monopolio del potere. Questo fatto non risponde né a esigenze di moralità né di necessità.

Liberoooooooooooo!

Libero.jpg
"Lavoravo con un'Agenzia di lavoro con contratti di 15 giorni rinnovabili. Senza ferie e festività pagate. Pagavo 600 euro d'affito per un miniappartamento a Reggio Emilia + 70 di condominio + luce/riscaldamento/gas. 200 euro al mese di benzina per la Panda per andare al lavoro + bollo e assicurazione. Beh, due mesi fa mi sono deciso a cambiare stile di vita Ho venduto la mia Panda del 2009 e con una differenza di prezzo ho acquistato un bellissimo camper,un po' vecchiotto, di 9 anni..Gli ho installato sul tetto 5 pannelli fotovoltaici da 120 watt l'uno per non rimanere senza energia elettrica. Poi sono andato dal padrone di casa e ho lasciato l'appartamento.Ho aperto una piccola ditta di vendite on line su internet di prodotti per energia rinnovabile con sistema "drop shipping" e ho mandato a CAGARE l'Agenzia. Sono due mesi che vivo e lavoro nel mio camper. Ho computer, stampante, doppia connessione internet satellitare. Dispongo di energia elettrica a 220V, Tv Led, hifi, lettore dvd e mp3. Riscaldamento radiante a bassissimo consumo che, nonostante il freddo, riesco a mantenere a un'accettabile temperatura di 18 gradi. FINALMENTE mi sento un uomo libero! Non ho piu' spese di affitto, Enel, gas ,condomino. Risparmio 800 euro al mese e giro l'Italia, mi fermo dove voglio, lavoro dove mi pare, anche in riva al mare! SONO LIBEROOOOO!" Vincenzo Malcore - Reggio Emilia

Istat: Italia al 22° posto in Europa per accesso al web

Il digital divide del nostro paese si fa sentire più che mai nel nuovissimo rapporto dell'Istatdenominato "Cittadini e nuove tecnologie" 2011, che assegna all'Italia ilventiduesimo posto in Europa per accesso al web.

L'Italia è dunque il fanalino di coda della UE con un 62% di utenti connessi, al pari della Lituania, contro una media europea del 73%, considerando le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa.

banda larga istat

Dal rapporto emerge anche un aumento delle famiglie che possiedono un personal computer, salite dal 57,6% del 2010 al 58,8% del 2011, una connessione Internet, dal 52,4% al 54,5%, ed un accesso web a bandalarga, dal dal 43,4% al 45,8%.

Il divario tecnologico stenta ancora a colmarsi, malgrado diversi sforzi concreti in tale direzione e l'Italia fa anche peggio di altri paesi in ritardo, ad esempio la Spagna, che è cresciuta del 5% rispetto al 2010, mentre l'Italia soltanto del 3%.

Tra gli altri dati emersi dal rapporto il fatto che 1 internauta su 2 (o 3 su 4, nel caso di utenti giovani) utilizza un social network, e che il 48,1% degli utenti Internet (oltre il 76% per i ragazzi di 15-24 anni) svolge attività su Facebook o Twitter.

20 dicembre 2011

Serpico

serpico.jpg
Serpico, acronimo di Servizi per i Contribuenti, è un'applicazione della Sogei per controllare i conti degli italiani. Sogei è una società di informatica passata da Telecom Italia al Ministero dell'Economia nel 2002. Le informazioni che ci riguardano saranno contenute in un milione di miliardi di byte di memoria. Duemila server che gestiscono 22.000 dati ogni secondo. Grazie a questa potenza di fuoco ogni singola transazione dei nostri conti degli italiani verrà esaminata. Ogni versamento, ogni bonifico dovrà avere il suo perché, le sue motivazioni. Questo sarà possibile dal primo gennaio 2012, quando tutti i conti correnti saranno a disposizione del Fisco anche senza accertamenti in corso. E' un passo avanti verso la Repubblica Italiana dei Soviet. I Grandi Evasori non transano sul conto corrente, i Grandi Corruttori non fanno bonifici. Chi ha usufruito dello Scudo Fiscale non ha dato disposizioni alla banca per un versamento di 100 milioni di euro sull'estero.
Chi si vuole controllare? Il panettiere, il pensionato, l'artigiano, il piccolo imprenditore prossimo suicida perché lo Stato non gli paga le fatture? E quanto ci costa Serpico in uno Stato dove la banda larga è una misura dei pantaloni mentre lo Stato investe in centinaia di nuovi server?
Le transazioni sul nostro conto corrente fotografano la nostra vita: pagamenti per la scuola, per le vacanze, un prestito a un amico, la tessera annuale dei mezzi pubblici, il ristorante sotto casa. Noi e il nostro conto corrente siamo la stessa cosa. Il sapere che la mia identità, di contribuente onesto, è a disposizione di decine o centinaia di persone non mi sta bene. E' violazione della privacy. Chi mi assicura che i miei dati personali non saranno violati? Il rapporto non è più tra me e la mia banca, ma tra me e il Fisco. Si dovrà rendere conto a un funzionario di un bonifico di 1200 euro al proprio zio? Stiamo scivolando lentamente verso il controllo totale della vita dei cittadini. Il motivo addotto è che stiamo per fallire, che dobbiamo salvare l'Italia. Bene! Chi ci ha portato in questa situazione, a partire dai parlamentari, renda pubblico in Rete i movimenti del suo conto corrente degli ultimi cinque anni. Ogni membro di un'amministrazione pubblica che ha indebitato i cittadini restituisca i soldi. C'è poi una domanda da fare. A cosa servono le tasse se i nostri servizi pubblici fanno schifo e quei pochi che funzionano sono falcidiati dai tagli? Se pago voglio essere servito e riverito. Il padrone di questo Paese è il cittadino, non un Governo di banchieri neppure eletto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?. Noi neppure.

19 dicembre 2011

Rifiuti: dove c’è l’inceneritore tariffe più alte

Qualche buon’anima ci prova ancora, facendo capire che pagheremo di più la bolletta rifiuti perchè non abbiamo fatto il forno. I dati dicono il contrario.
A Parma il modello basato sugli inceneritori e sulle discariche-cloache ha fatto disastri nei decenni, ed ora costa il 130% in più di Reggio, con costi che aumenteranno per la costruzione dell’inceneritore, cioè il quadruplo degli impianti reggiani. A Modena stessi costi di Reggio, ma pagheranno in futuro: le discariche vanno esaurendosi per gli errori dei Partiti, e i costi di smaltimento delle ceneri degli inceneritori diverrà insostenibile. Unica strada per starci dentro è puntare sulla raccolta porta a porta, unica strada per risparmiare separare chi si occupa di raccolta da chi si occupa di smaltimento.
L’affermazione “Inceneritore addio, ma le bollette saliranno”, è tendenziosa. Si vuol solleticare la parte più primitiva del reggiano, che vuole buttare il rusco indifferenziato tutto assieme, dalle bucce di banana alle bottiglie di plastica. Tentativi sfortunati che stanno cominciando a perdere, anche se i ritardi nell’applicare una nuova politica dei rifiuti comportano spese maggiori. Se si fosse puntato su Rifiuti Zero dieci anni fa saremmo già molto più avanti, anche con le tariffe.
Parma è una provincia dove il ciclo dei rifiuti viene gestito da IREN, come a Reggio, e dove per decenni si è puntato su una politica becera che esauriva le discariche e si continua a puntare sugli inceneritori. Ebbene, a Parma la tariffa è più alta del 130% rispetto a Reggio (dati 2009 Regione Emilia Romagna)

I costi per Parma sono ancora ignoti come ricaduta del forno sulle tariffe, come ci rispose in un’apposita interpellanza l’Assessore Grasselli. Verranno determinati a fine opera, il cui costo intanto lievita e si avvia ad sforare abbondantemente i 400 milioni di euro con la rete del calore.
Modena, anch’essa provincia super inceneritorista, ha costi del tutto simili a Reggio: 125 euro per una famiglia di 6 persone nella componente tariffa, contro i 133 di Reggio. E una tariffa a metro quadro molto più alta: 1,48 euro contro 1,04 euro di Reggio.
Forse sarebbe ora di finirla di nascondere la testa sotto la sabbia, e fare il proprio mestiere di politici, e non di politicanti, dicendo che un inceneritore non fa “sparire” il rifiuto, ma lo trasforma in enormi quantità di ceneri con un costo altissimo per lo smaltimento. Senza considerare i costi sanitari e i posti di lavoro che vengono inceneriti rispetto all’alta occupazione garantita dalla filiera del riciclo.
Spenderemo 100 milioni di euro, e di tutta fretta, per adeguare l’impiantistica provinciale, anche perché siamo in ritardo di parecchi anni. Tutto questo grazie alla componente inceneritorista del PD e del PDL, che hanno tenuto sotto scacco per troppo tempo il ciclo dei rifiuti, mentre le discariche si esaurivano e i costi di smaltimento si alzavano paurosamente. Se adesso dobbiamo fare di botto gli investimenti e ci troviamo bollette in crescita, ringraziamo il Partito del forno,che ritardando il porta a porta ci ha impresso un aumento dei costi dismaltimento in discarica in aumento del 60% in area IREN e del 100% in area Sabar.
Ringraziamo l’Assessore Tutino per aver messo freno a questo scempio, e tutti quegli amministratori che finalmente hanno capito. Si spenderà qualcosa in più anche perché gli impianti verranno realizzati in aree produttive o già compromesse, risparmiando terreno agricolo coltivato, cioè il futuro dei nostri figli.
Unica possibilità per migliorare è separare chi raccoglie i rifiuti e chi li smaltisce/recupera/ricicla. In pratica non deve essere lo stesso soggetto a fare entrambe i mestieri. Se io smaltisco rifiuti ho interesse a guadagnarci con la mia unica discarica, e farò di tutto affinché non si saturi dopo pochi anni per una politica sbagliata di scarsa differenziata e di ceneri dei forni, perché a quel punto il mio business finisce. Se io riciclo plastica ho interesse ad avere le maggiori quantità possibili di buon materiale, fatto cioè con un’ottima differenziata porta a porta. Dall’altra parte chi raccoglie avrà interesse a corrispondere conferendo meno rifiuti indifferenziati possibili e materiali di valore. Solo così potrà pagare meno. Quando invece chi raccoglie ha tutta la libertà di gestire a proprio piacimento il destino finale del rifiuto, come ora, c’è poco interesse a gestire la filiera in maniera saggia. Più scarti mando in discarica, più guadagno, e poi si vedrà. Per avere una scarsa differenziata spendo meno di raccolta, e ci guadagno ancora. Ma quando poi si esauriscono le discariche, tutti a piangere. E’ quello che è successo in questi anni.

III







O buon elettore, ineffabile imbecille, povero disgraziato, se invece di lasciarti abbindolare dalle idiozie assurde che ti propinano, tutti i giorni, i giornali grandi e piccoli, blu o neri, bianchi o rossi, che sono pagati per manipolare ben bene il tuo cervello; se invece di credere alle lusinghe fantasiose di coloro che coltivano la tua vanità, con la quale rivestono la tua pietosa sovranità da straccione, se, invece di fermarti, eterno babbeo, davanti alle menzogne contenute nei programmi elettorali, tu leggessi talvolta, comodamente seduto in poltrona, Schopenhauer e Max Nordau (ad es. Le bugie convenzionali della nostra civiltà, 1883) due autori che la sanno lunga sui padroni e su di te elettore, forse apprenderesti nozioni sorprendenti e utili.

Il papa non paga il sabato - Gianluigi Nuzzi

18 dicembre 2011

I ''PECORAI'' SCRIVONO A FINI: FIERI DI FARE QUESTO LAVORO



Non e' affatto piaciuto agli allevatori di ovini, l'espressione usata dal presidente della Camera per richiamare all'ordine i deputati. Cosi', il loro presidente, ha preso il tablet ed ha mandato una mail al numero tre della Repubblica. ''Caro Presidente, abbiamo sentito questa frase in diretta, grazie a RadioRadicale che trasmetteva i lavori parlamentari,e siamo rimasti senza parole. Un Suo intervento volto a moderare un comportamento non proprio esemplare e uno spettacolo poco dignitoso di civilta' parlamentare- ha scritto Marcelli- ci ha voluto chiamare in causa, non sappiamo se in maniera offensiva o puramente come termine di paragone. Sia nell'uno che nell'altro caso, siamo colpiti e feriti. E' davvero singolare, presidente, che le istituzioni si ricordino solo cosi', con disprezzo, di un mestiere antico e nobile, che ha fatto grande questo paese (Le consigliamo la lettura di Braudel ''Me'diterrane'e'', dove la civilta' della lana e della pastorizia e' molto ben descritta come l'oro dei tempi moderni, una civilta' che ha portato fino a noi palazzi storici, tratturi, riposi e templi, formaggi e tessuti che hanno contribuito a costruire quell'Italia sana che le nostre istituzioni dovrebbero rappresentare) - aggiunge Marcelli - Un disprezzo, del resto, che non e' che l'altra faccia della totale assenza di consapevolezza ed interesse per le difficolta' in cui si dibatte questo settore, e non a causa di congiunture, ma per la costante persecuzione burocratica e l'assenza di ogni intervento di difesa dei nostri migliori prodotti e produttori da parte di quelle stesse istituzioni che Lei rappresenta''.

"I tagli al parlamento? a noi non interessano". La regione Lazio conserva gli stipendi record


Non c´è solo il vitalizio esteso a tutti gli assessori esterni della giunta Polverini a segnalare l´anomalia del "caso Lazio". Quando, entro il 31 gennaio, lo stipendio dei parlamentari sarà decurtato e adeguato alla media europea, i consiglieri regionali del Lazio potrebbero risultare fra i politici più pagati del Paese.
È quanto prevede l´emendamento alla Finanziaria approvato giovedì notte in Commissione Bilancio, che ha sganciato le indennità degli eletti nel Lazio da quelle dei "colleghi" di Camera e Senato. Finora il loro stipendio era pari all´80% di quello dei deputati, proporzione che negli ultimi anni ha consentito agli inquilini della Pisana di lucrare aumenti a due cifre: d´ora in avanti viaggerà su un binario proprio, senza ritocchi né sforbiciate.
Potere della Casta. Che taglia i servizi e aumenta le tasse, ma lascia intatto il suo portafogli. Basta guardare quanto valgono gli stipendi dei consiglieri nel Lazio. Ciascuno incassa un
´indennità lorda di 9.362 euro al mese (4.252 netti), più 3.503 euro di diaria (che non è tassata e rientra pure nel calcolo del vitalizio). Al netto significa 7.755 euro tondi tondi. Ai quali bisogna aggiungere l´indennità di funzione, che alla Pisana spetta a 70 consiglieri su 71, e varia a seconda della carica rivestita. La Polverini, per fare la governatrice, prende 3.257 euro in più (2.311 euro netti), come pure il presidente del consiglio Abbruzzese; l´assessore alle Politiche sociali Aldo Forte e i vicepresidenti del consiglio ne aggiungono 2.092 (1.485 netti); i capigruppo, i presidenti delle commissioni e i consiglieri segretari 1.256 (ovvero 891 euro); infine i vicepresidenti di commissione 1.053 (ossia 594). Significa che la Polverini porta a casa circa 10mila euro netti al mese, l´assessore Forte 9.200, ogni capogruppo 8.600. Più i benefit: un personal computer, un tablet, il rimborso chilometrico della benzina per chi vive a più di 15 chilometri dalla Pisana, l´indennità di fine mandato, il vitalizio e un´assicurazione contro malattie, infortuni e rischi che pesa in busta paga appena 1.348 euro l´anno perché l´altra metà li sborsa la Regione.
Che poi c´è questo di bello, alla Pisana: sono tutti graduati, gratificati - tranne Antonio Cicchetti - con uno strapuntino che vale un bonus. Facciamo i conti: 20 presidenti di Commissione più 38 vicepresidenti fa 58. Con il presidente del consiglio, i suoi due vice e i tre segretari si sale a 64. Sommando i 15 capigruppo arriviamo a 79. Infine Renata Polverini e l´assessore Forte, l´unico interno, portano il totale a 81. Ottantuno scranni per 71 consiglieri. E pazienza se ciò significa avere la bellezza di sette monogruppi, composti cioè da una persona sola, e il record assoluto di Commissioni. La Lombardia, pur avendo il doppio di abitanti, ne conta solo otto.
Il tutto senza neppure che sia previsto uno straccio di argine per evitare il cumulo delle indennità. Che in Regione spetta a cinque consiglieri: Franco Fiorito e Olimpia Tarzia, che oltre a fare i capigruppo (del Pdl il primo, di sé stessa come unico esponente dei Responsabili la seconda), sono anche presidenti di Commissione e perciò incassano 1.782 euro netti in più; Pasquali, Mei e Paris che fanno i capi di un monogruppo e anche vicepresidenti di commissione.
E hai voglia che i radicali Berardo e Rossodivita urlino a ogni piè sospinto che «è una vergogna», presentando proposte di tagli rimaste finora lettera morta. È stata la Cisl Lazio l´ultima a calcolare quanto costa ogni anno ciascuno dei consiglieri regionali: 335mila euro a testa. Quanto un appartamento.

Giovanna Vitale

Ora puoi tornare a votare! Il Movimento 5 Stelle Palermo c'è!

Lettera del Comitato Provinciale Reggiano Acqua Bene Comune ai sindaci dell’ATO

Cari Sindaci dell’ATO di Reggio Emilia,


In data 27 settembre 2011 abbiamo inviato all’ATO e a tutti voi una lettera di diffida ad applicare con tempestività l’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011 che ha espunto dalla tariffa del Servizio Idrico Integrato “la remunerazione del capitale investito”.
Né l’ATO né alcuno di voi si è premurato di rispondere, il che non è proprio un bel gesto di rispetto verso l’esito referendario e il voto dei vostri stessi cittadini.
Siamo qui a ricordarvi quella richiesta, del tutto legittima e a porvi una questione politica: come pensate di conciliare il voto espresso in modo così chiaro e schiacciante (quasi 70% di votanti in provincia e 95% di SI) dai vostri cittadini, e da voi stessi, con il “far finta” che nulla sia accaduto ?
Possibile che l’interesse ai dividendi di Iren venga prima di ogni altra considerazione? Cosa pensavate quando avete votato SI, come la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, al secondo referendum sull’acqua ?
Noi, in compagnia di 27 milioni di italiani, pensavamo ad affermare un principio tanto semplice quanto forte: FUORI i PROFITTI dalla gestione dell’acqua, in quanto Bene Comune primario. Il SI a questo referendum ha rappresentato per noi la leva più efficace per contrastare la privatizzazione e tornare ad una gestione pubblica che deve essere si efficiente, ma perseguendo obiettivi sociali ed ambientali incompatibili con la logica del profitto.
Per voi invece cosa ha significato ? 
Anziché subire i ricatti di Iren ed accogliere supinamente la versione secondo cui nella “remunerazione del capitale investito” non ci sono profitti ma solo copertura di costi, perché non provate a chiedervi se siete in grado (davvero) di rispondere a queste domande: qual è il profitto di Iren sulla gestione del SII?
Siamo in grado (come organo pubblico di controllo, non come azionista interessato ai dividendi..) di verificare puntualmente le componenti di costo indicate da Iren che finiscono nella nostra bolletta? E’ logico che la tariffa aumenti a fronte di comportamenti virtuosi dei cittadini che producono una riduzione nel consumo di acqua (e una riduzione di fatturato del gestore)?….La TRASPARENZA ed il (reale) controllo pubblico possono essere perseguiti solo se c’è PARTECIPAZIONE dei cittadini nella gestione dell’Acqua Bene Comune. E’ questo uno dei principi fondamentali della nostra Proposta di Legge di iniziativa popolare, firmata da oltre 400.000 cittadini, che vi invitiamo a leggere.
Come contate di promuovere questa partecipazione, se nemmeno vi premurate di rispondere alla legittima richiesta di applicare l’esito referendario ?
Per ottenere il rispetto dell’esito Referendario, dall’inizio del prossimo anno il Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua promuoverà la campagna di “obbedienza civile” volta a far applicare il decreto del Presidente della Repubblica n°116 del 18 luglio 2011. Per questo si applicherà la autoriduzione delle bollette dell’acqua, in cui la quota di “remunerazione del capitale” pesa (nel caso della nostra provincia) per oltre l’11% .
A presto
Il Comitato Provinciale Reggiano Acqua Bene Comune

17 dicembre 2011

Comune leggero

Il progetto “Comune Leggero” è stato pensato per mettere a sistema le numerose azioni avviate e promosse negli anni scorsi a riguardo della promozione delle buone pratiche sulla riduzione e recupero dei rifiuti. Lo scopo è quello di consolidare nel tempo le iniziative facendo crescere anzitutto la consapevolezza della comunità locale. Per questa ragione sono stati diversi i soggetti coinvolti attraverso questo progetto. Le 5 azioni del progetto erano indirizzate su vari ambiti.
Negozi Leggeri. I negozi iscritti al progetto sono stati sette. La II Commissione Consiliare ha assegnato 1.350 dei 4.000 Euro disponbili, basandosi sulle visite effettuate dalle classi 2A e 2B della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Colorno. Nella primavera 2010 i ragazzi hanno visitato i negozi, e nel mese di maggio scorso hanno illustrato ai commissari i risultati delle loro visite. Nessun negozio ha realizzato azioni strutturali, tuttavia quattro di questi hanno messo in campo una serie di piccole azioni che corrispondevano ai criteri del progetto Comune Leggero. Gli incentivi sono commisurati al valore delle azioni realizzate; ma è importante il concetto che tante piccole azioni possono tutte insieme rappresentare un grosso valore. I restanti 2650 Euro saranno destinati per la valorizzazione delle altre azioni del progetto.
Condomini Leggeri. I condomìni che hanno aderito all’iniziativa sono stati 30 e il lavoro di verifica si è rivelato più impegnativo del previsto. I commissari hanno visitato i vari condomini insieme ai loro amministratori per verificare il rispetto dei requisiti indicati nella scheda di adesione. I tecnici Iren hanno invece fornito i dati sulla corretta esposizione e qualità della raccolta differenziata. La commissione ha individuato i nove migliori condomini assegnando i 5.000 Euro disponibili sulla base del numero di unità abitative.
Bimbi Leggeri. L’azione bimbi leggeri ha raccolto un discreto successo: sono stati assegnati buoni acquisto dei pannolini lavabili per circa 500 Euro. Questa iniziativa non è stata adeguatamente promossa in quanto l’impegno di tempo ed energie richiesto dalle altre azioni del progetto, ha impedito lo svolgimento di una adeguata campagna comunicativa. L’Amministrazione intende quindi riprenderla e rilanciarla opportunamente.
Porta la Sporta. Nel corso della primavera 2010, le classi 3A e 3D della scuola primaria di primo grado hanno realizzato una serie di disegni per individuare un “logo” adatto alla realizzazione delle borse riutilizzabili. Nel mese di maggio, la Giunta Comunale ha individuato sei disegni che avevano le caratteristiche per la realizzazione del logo. Durante la festa della scuola di giugno, i disegni sono stati votati e alla fine sono stati individuati due disegni che saranno utilizzati per la produzione delle borsine. Le sportine saranno consegnate ai “Negozi Leggeri” che potranno poi venderle consegnando il ricavato alla scuola.
Ri-Utilizziamo. Nel corso dell’anno 2010 l’azione Ri-Utilizziamo si è strutturata in 25 giornate l’anno in cui alla Stazione Ecologica è possibile ritirare gli oggetti che i cittadini hanno donato all’Auser.
Tutte le informazioni sul progetto: www.comune.colorno.pr.it

16 dicembre 2011

TELETHON: LA GRANDE TRUFFA. LETTERA APERTA DEL PARTITO ANIMALISTA EUROPEO


Telethon: la grande truffa. Lettera aperta del Partito Animalista Europeo
LETTERA APERTA A:


 

LA GRANDE TRUFFA DI TELETHON

 
il professor Jacques Testard * denuncia l’imbroglio:
“E’ scandaloso. Il Telethon raccoglie annualmente tanti euro quanto il bilancio di funzionamento di tutto l’Inserm (Francia). La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace. Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere”.
Il professor Marc Peschanski, uno degli architetti di questa terapia genica, ha dichiarato che “abbiamo intrapreso un strada sbagliata”.

*Jacques Testard, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale Francese della Sanità e della Ricerca Medica (Inserm), uno specialista in biologia della riproduzione, “padre scientifico” del primo bebè-provetta francese, e autore di numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano il suo impegno per una “scienza contenuta entro i limiti della dignità umana”.

Enti caritativi e fondazioni – Sembrerebbero organizzazioni lodevoli per il fatto che destinano i proventi derivanti dalle donazioni alla giusta causa. Ma la verità è un’altra, amministratori e dirigenti hanno stipendi d’oro e giganteschi rimborsi spese. Volano in prima classe, se non su aerei privati, soggiornano negli hotel più lussuosi e pranzano nei ristoranti più eleganti, grazie alle vostre donazioni. Infatti si è scoperto che certi Istituti e Enti di beneficenza spendono più del 40% degli introiti per coprire i “costi amministrativi “. Jerry Lewis TELETHON ha raccolto più di un miliardo di dollari per la distrofia muscolare eppure adesso i malati di distrofia muscolare sono più numerosi di prima !!!

Tale fallimento era ed è prevedibile in quanto la ricerca finanziata da Telethon si basa per oltre il 50% sull’ utilizzo di animali o cellule di animali. “ I test sugli animali, per la scarsa affidabilità, sono cattiva scienza” ed auspica un radicale cambiamento nella ricerca. A riferirlo è uno dei più noti tossicologi al mondo, Thomas Hartung*.

*Thomas Hartung, dal 2002 al 2008 è stato direttore scientifico responsabile per la ricerca della Commissione Europea Ecvam, il Centro europeo per la convalida dei metodi
alternativi e ora dirige il Caat, Centro per le alternative ai test con gli animali della Johns
Hopkins University, e insegna all'Università di Costanza.

L'economia inesistente

L'economia inesistente
Il valore di ogni cosa presente sul pianeta Terra non supera il 10% del denaro, dei titoli mobiliari e dei valori immobiliari. In altri termini il 90% della presunta ricchezza non esiste. La realtà è che le nostre case valgono un quarto, le azioni delle imprese quotate un decimo, i titoli pubblici possono non valere nulla e non essere più rimborsati. E' ungigantesco falò quello che sta avvenendo dal'inizio del nuovo millennio. Un incendio di proporzioni colossali che sta bruciando la carta straccia che abbiamo stampato, era solo un'iIlusione ottica. Polvere era e polvere diventerà. Pire di debiti pubblici, derivati, monete senza valore (come il dollaro americano), sono alimentati continuamente da governi senza un'idea di futuro. Una corsa folle di una macchina fuori controllo. La crescita è la soluzione, dicono i guidatori, e premono l'acceleratore. Nessun organismo in natura cresce per sempre. Vogliono stampare moneta e vendere debiti per l'eternità. Dentro a questa macchina infernale, l'attività umana serve soltanto a spostare più in là di qualche anno la resa dei conti. Il crack del pianeta. Si lavora come schiavi al servizio di una ricchezza inesistente, per un sogno malato di un modello di società al tramonto. Si scava una buca, si riempie una buca.
Nell'estate di quest'anno l'umanità aveva già utilizzato tutte le risorse rinnovabili prodotte dalla Terra. Ci stiamo mangiando il mondo come una mela, ne rimarrà il torsolo. Sono necessari due pianeti per sostenere questo ritmo. Marte può essere la prossima frontiera del consumismo. La specie umana ricorda le cavallette del cosmo. Quando le risorse naturali non esistono inventa ricchezze virtuali. Lavoriamo al servizio del nulla. Il motore si sta surriscaldando. I cosiddetti Bric, Brasile, Russia, India e Cina, insieme alla Turchia, il Bric mediterraneo, nel 2012 rallenteranno la loro crescita. Per mancanza di clienti. Il Nord America e l'Europa entreranno in recessione. La strategia della Cina per continuare a produrre è di comprare il debito dei Paesi in cui esporta. In sostanza, gli anticipa i soldi per poter vendere le sue merci. Più affondiamo, più neghiamo il problema. Non si può creare ciò che non esiste. Qualcuno mi svegli! AAAARGH!

Giancarlo Cancellieri vs. Nichi Vendola

Intervento Giovanni Favia a Piazza Pulita

Vendola sul web le bugie hanno le gambe corte

Il noto ‎Nichi Vendola ( da 17 anni in politica ) ha dichiarato durante la trasmissione “Servizio Pubblico” di giovedi 15 dicembre, che il suo partito, SELNON GODE di finanziamenti pubblici ( Video servizio pubblico ).
Vendola ha detto spudoratamente il FALSO. La prova la si può trovare nel in questo documento SEL.
A pagina 2 del documento si legge il rateo annuale spettante a SEL, a partire dal 2010 fino al 2014: 783.001 (settecentoottantatremilauno) EUR, per un totale di 3.915.005 (3 milioni 915 mila 5) EUR.
Ora che sapete che Vendola dice il FALSO, che cosa decidete di fare?

15 dicembre 2011

Gli italiani dicono addio al TG e s’informano sul web


La fiducia degli Italiani si sposta verso i network indipendenti. Sondaggio di Demos e Coop sul gradimento dei medi.
Nei giorni in cui viene messo alla porta Augusto Minzolini, il Direttore del Tg1 più discusso della storia, non possono non tornare alla mente le parole di un altro storico direttore del Tg1, Bruno Vespa, che tra le colonne del Corriere della Sera rispondeva ad un attacco di Giorgio La Malfa: “L’editore della Rai è il Parlamento, l’editore di riferimento per questo telegiornale, secondo gli accordi tra gli azionisti, è la Democrazia Cristiana che resta leader del mercato senza concorrenti”.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si può rendere conto che la situazione attuale può essere ancora interpretata dall’analisi cinica, ma allo stesso tempo lucida, fatta da Bruno Vespa nel lontano 1992. Se Augusto Minzolini è stato destinato ad altro incarico infatti, non lo si deve al vertiginoso calo di ascolti registrato durante la sua gestione, e nemmeno allo scandalo delle carte di credito aziendali (inchiesta partita diversi mesi fa senza che nessuno vi facesse molto caso).
Minzolini non è più il Direttore del Tg1 semplicemente perché il Tg1 ha cambiato il proprio “editore di riferimento”, e cioè il Governo, dimostrando che, nonostante le numerose riforme del sistema radiotelevisivo italiano tentate nel corso degli anni, i meccanismi sono rimasti sempre gli stessi.
Senza fare giudizi di merito se il sistema sia giusto o sbagliato, uno studio effettuato da Demos-Coop sul capitale sociale dimostra che questo sistema semplicemente diventa sempre meno riproducibile. La proliferazione dei mezzi di informazione ha frammentato il sistema informativo italiano, e il cittadino non è più obbligato ad informarsi in quelli che una volta erano i canali preferenziali di informazione.
Grazie al satellite e al digitale terrestre si sono moltiplicati i canali televisivi, aumentando di conseguenza le voci in circolazione, ma soprattutto sono proliferati siti e blog sul web, permettendo a tutti, anche con poche risorse, di avere un canale di trasmissione del proprio punto di vista. Di conseguenza gli utenti hanno la possibilità di informarsi anche al di fuori dei canonici canali di informazione, e di verificare la veridicità o l’obiettività di una notizia presentata in televisione. Ecco quindi sfatato il mito di “mamma Rai” o della televisione intesa come servizio pubblico, la leggenda secondo cui una notizia fosse vera soltanto perché “l’ha detto la televisione”.
Il sondaggio di demos-coop infatti mette in luce che l’opinione pubblica inizia a perdere fiducia nei telegiornali tradizionali a favore dei new media e dei telegiornali nati in periodi più recenti. Ecco quindi che il Tg1 perde quasi 19 punti percentuali rispetto al 2007, conquistando la fiducia del 50,1% degli italiani. Meglio fanno il Tg2 al 51,5%, il Tg di La7 al 51,7%, e il Tg3 al 62,1%. In generale però, i telegiornali (Tg3 e Tg2 compresi) dimostrano un calo di fiducia.
Le uniche eccezioni sono i telegiornali di più recente fattura: il Tg del dimissionario Mentana guadagna il 17,4% della fiducia rispetto al 2007, Sky Tg 24 il 12,3% e Rai News il 20,2%, forse anche per il fatto che questi telegiornali utilizzano uno stile più asettico nel presentare la notizia. Non avendo una sorta di “editore politico”, questi telegiornali non devono presentare le notizie secondo logiche di parte, ma possono permettersi di garantire un maggiore pluralismo interno, fornendo all’interno dello stesso network più punti di vista. Perdite di fiducia invece per tutti gli altri telegiornali. Le performance peggiori, dopo il Tg1, le fa registrare il Tg5 con un -10,8% di fiducia rispetto al 2007.

privatizzazione dell'acqua nei comuni - esempio