i 5 punti del processo di maturità

Svincolarsi dalla gabbia della superficialità
Procedere per ipotesi
Essere aperto alla verifica
Cambiare il paradigma
Superare il pregiudizio

NO AGLI INCENERITORI

diffondi

sosteniamo il M.llo Lo Zito

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salviamo la Croce Rossa Italiana

31 dicembre 2011

Vietato l'ingresso ai politici

Vietato l'ingresso ai politici

Messaggio di fine anno 2011 di Beppe Grillo

messaggio-fine-anno-211.jpg

"Auguri a tutti per l’anno 2012.  Che sia un anno povero, ma bello!
Il prossimo anno deve essere l’anno del ricordo. Dobbiamo ricordare ogni viso, ogni tratto dei politici che hanno distrutto l’Italia. Dobbiamo, con un po’ di disgusto, ricordare tutte queste facce di merda che continuano a dare giudizi e consigli in televisione. Lo so, non è bello, dà il vomito, MA A VOLTE RITORNANO e bisogna ricordarsi di loro perimpedire che si ripresentino alle elezioni del 2013.
Il Paese è ormai devastato: finanza, società, lavoro, impresa, ambiente. Per salvarsi i politici cercano di dividerci. Tutti contro tutti. Ogni giorno c’è una nuova classe da demonizzare, i pensionati, i dipendenti statali, gli evasori, i corruttori, i negozianti, i tassisti. La classe politica va azzerata e isolata.  Per un Casini o un Fassino, un Cicchitto o un Brunetta va previsto l’isolamento sociale. Gli italiani non devono più avere rapporti con questa gentaglia. A Varese un negoziante ha avuto un’idea straordinaria. Ha appeso un cartello fuori dal suo negozio con l’avviso “Vietato l’ingresso ai politici”. Questa azione va replicata nei negozi di tutta Italia e non solo, anche nei taxi, nei cinema, in qualunque esercizio pubblico. Chi ha cancellato il futuro di almeno due generazioni di giovani e costretto i vecchi a lavorare fino alla morte non va dimenticato, non va lasciato libero di fare altri danni. Il secondo Paese europeo per emigrazione dopo la Romania è l’Italia. Laureati, diplomati, professionisti, quasi tutti giovani hanno lasciato la nostra terra. In compenso abbiamo i parlamentari più vecchi d’Europa. Nel blog e in una pagina Facebook “Vietato l'ingresso ai politici” ho pubblicato una locandina da appendere ovunque vogliate. La faccia è quella tipica del politico italiano, una faccia da culo. Lo riconoscete anche da lontano.
Siamo tutti preoccupati per quello che può succedere. Di sicuro aumenterà la disoccupazione e entreremo in una dura recessione. Ci saranno pochi soldi in giro e se li terranno ben stretti le banche. Ma può essere anche un anno con i suoi lati positivi. Molti giornali di partito chiuderanno dopo aver raccontato balle per decenni con i soldi pubblici. Consumeremo di meno e quindi inquineremo di meno. Il prezzo degli immobili precipiterà come è avvenuto in Spagna e in Inghilterra. La febbre del mattone scenderà e salveremo qualche prato, qualche angolo d’Italia. Può essere l’Anno del Risveglio, forse un po’ brutale per alcuni, in cui ci renderemo conto che non possiamo delegare le nostre vite con una croce su un simbolo elettorale, ma dobbiamo informarci,partecipare in prima persona alla cosa pubblica, dall’inceneritore sotto casa, alle leggi vergogna come lo Scudo Fiscale. Partecipare o essere schiavi. Capiremo che questa è una scelta, non un destino. E dipende da noi.
Vorrei richiamare alla realtà il professor Monti. Ha la faccia dell’onest’uomo, istruito, onesto. Fa parte di quella cerchia di persone dal tratto nobile che non si è mai espostacontro il Sistema. E ne ha sempre goduto i benefici Lui, come altri, avrebbe potuto mettersi in gioco in questi anni e non lo ha fatto.  Per questo lo hanno scelto. Le prime misure che ha preso hanno favorito un solo soggetto: le banche. Il suo vice di fatto è Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Se due indizi fanno una prova, Monti è lì per salvare il culo alle banche, non all’Italia. Le imprese non hanno liquidità, i clienti non pagano e il primo a non pagare è lo Stato. Passera ha proposto di pagare le imprese con titoli di Stato. Geniale, il numero di imprenditori suicidi salirà. Lo Stato prima di chiedere alle imprese di pagare le tasse deve rimborsare i suoi debiti nei loro confronti, a iniziare dall’Iva. Il Paese va rifondato e per farlo bisogna partire dalle fondamenta, dalla Costituzione. Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini. Il cittadino non può fare nulla. Non può indire un referendum propositivo. Se propone un referendum abrogativo è necessario raggiungere un quorum, se lo vince, come per la cancellazione del nucleare e dei finanziamenti pubblici ai partiti, la sua volontà è ignorata. Non ha il diritto di vedere discusse le proposte di leggi popolari. Non può neppure scegliere il candidato alle elezioni politiche. Se tutto questo è costituzionale questa Costituzione va cambiata al più presto con il concorso dell’intera Nazione come sta avvenendo In Islanda con votazioni on line. Fuori i partiti dalla democrazia, dentro invece i Movimenti e la partecipazione diretta dei cittadini." Buon anno da Beppe Grillo

Messaggio di fine anno 2011 di Beppe Grillo

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"Auguri a tutti per l’anno 2012.  Che sia un anno povero, ma bello!
Il prossimo anno deve essere l’anno del ricordo. Dobbiamo ricordare ogni viso, ogni tratto dei politici che hanno distrutto l’Italia. Dobbiamo, con un po’ di disgusto, ricordare tutte queste facce di merda che continuano a dare giudizi e consigli in televisione. Lo so, non è bello, dà il vomito, MA A VOLTE RITORNANO e bisogna ricordarsi di loro perimpedire che si ripresentino alle elezioni del 2013.
Il Paese è ormai devastato: finanza, società, lavoro, impresa, ambiente. Per salvarsi i politici cercano di dividerci. Tutti contro tutti. Ogni giorno c’è una nuova classe da demonizzare, i pensionati, i dipendenti statali, gli evasori, i corruttori, i negozianti, i tassisti. La classe politica va azzerata e isolata.  Per un Casini o un Fassino, un Cicchitto o un Brunetta va previsto l’isolamento sociale. Gli italiani non devono più avere rapporti con questa gentaglia. A Varese un negoziante ha avuto un’idea straordinaria. Ha appeso un cartello fuori dal suo negozio con l’avviso “Vietato l’ingresso ai politici”. Questa azione va replicata nei negozi di tutta Italia e non solo, anche nei taxi, nei cinema, in qualunque esercizio pubblico. Chi ha cancellato il futuro di almeno due generazioni di giovani e costretto i vecchi a lavorare fino alla morte non va dimenticato, non va lasciato libero di fare altri danni. Il secondo Paese europeo per emigrazione dopo la Romania è l’Italia. Laureati, diplomati, professionisti, quasi tutti giovani hanno lasciato la nostra terra. In compenso abbiamo i parlamentari più vecchi d’Europa. Nel blog e in una pagina Facebook “Vietato l'ingresso ai politici” ho pubblicato una locandina da appendere ovunque vogliate. La faccia è quella tipica del politico italiano, una faccia da culo. Lo riconoscete anche da lontano.
Siamo tutti preoccupati per quello che può succedere. Di sicuro aumenterà la disoccupazione e entreremo in una dura recessione. Ci saranno pochi soldi in giro e se li terranno ben stretti le banche. Ma può essere anche un anno con i suoi lati positivi. Molti giornali di partito chiuderanno dopo aver raccontato balle per decenni con i soldi pubblici. Consumeremo di meno e quindi inquineremo di meno. Il prezzo degli immobili precipiterà come è avvenuto in Spagna e in Inghilterra. La febbre del mattone scenderà e salveremo qualche prato, qualche angolo d’Italia. Può essere l’Anno del Risveglio, forse un po’ brutale per alcuni, in cui ci renderemo conto che non possiamo delegare le nostre vite con una croce su un simbolo elettorale, ma dobbiamo informarci,partecipare in prima persona alla cosa pubblica, dall’inceneritore sotto casa, alle leggi vergogna come lo Scudo Fiscale. Partecipare o essere schiavi. Capiremo che questa è una scelta, non un destino. E dipende da noi.
Vorrei richiamare alla realtà il professor Monti. Ha la faccia dell’onest’uomo, istruito, onesto. Fa parte di quella cerchia di persone dal tratto nobile che non si è mai espostacontro il Sistema. E ne ha sempre goduto i benefici Lui, come altri, avrebbe potuto mettersi in gioco in questi anni e non lo ha fatto.  Per questo lo hanno scelto. Le prime misure che ha preso hanno favorito un solo soggetto: le banche. Il suo vice di fatto è Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Se due indizi fanno una prova, Monti è lì per salvare il culo alle banche, non all’Italia. Le imprese non hanno liquidità, i clienti non pagano e il primo a non pagare è lo Stato. Passera ha proposto di pagare le imprese con titoli di Stato. Geniale, il numero di imprenditori suicidi salirà. Lo Stato prima di chiedere alle imprese di pagare le tasse deve rimborsare i suoi debiti nei loro confronti, a iniziare dall’Iva. Il Paese va rifondato e per farlo bisogna partire dalle fondamenta, dalla Costituzione. Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini. Il cittadino non può fare nulla. Non può indire un referendum propositivo. Se propone un referendum abrogativo è necessario raggiungere un quorum, se lo vince, come per la cancellazione del nucleare e dei finanziamenti pubblici ai partiti, la sua volontà è ignorata. Non ha il diritto di vedere discusse le proposte di leggi popolari. Non può neppure scegliere il candidato alle elezioni politiche. Se tutto questo è costituzionale questa Costituzione va cambiata al più presto con il concorso dell’intera Nazione come sta avvenendo In Islanda con votazioni on line. Fuori i partiti dalla democrazia, dentro invece i Movimenti e la partecipazione diretta dei cittadini." Buon anno da Beppe Grillo

Stiglitz: «Sulla crisi la Germania sbaglia»




Il premio Nobel per l'economia: «Basta austerità, occorre crescita».



L'Europa, Germania in testa, ha sbagliato l'approccio alla crisi, concentrandosi sull'austerità invece di pensare alla crescita.
In un'intervista alla Stampa, il premio Nobel ed ex capo economista della Banca Mondiale Joseph Stiglitz  ha affermato che l'euro potrà sopravvivere solo se i politici potenzieranno il fondo salva-Stati, vareranno gli eurobond, favoriranno la svalutazione della moneta e, attraverso la Banca centrale europea, aumentaranno la liquidità.
Stiglitz, infatti, non è convinto del piano varato all'ultimo vertice europeo. «L'intervento si occupa della prossima crisi, ammesso che le misure adottate siano adeguate a prevenirla, dimenticando quella in corso. Guidati dalla Germania, vi siete concentrati sul consolidamento fiscale e sull'austerità», ha proseguito l'economista.
Secono il quale occorrerebbe invece «favorire la crescita», con «interventi che fungono da moltiplicatori». La ricetta di Stiglitz è «tassare i ricchi, dando agevolazioni ai poveri. L'intera Europa che deve tornare a crescere e la Germania deve aiutare tutti gli altri a risalire».


Stiglitz: «Sulla crisi la Germania sbaglia»




Il premio Nobel per l'economia: «Basta austerità, occorre crescita».



L'Europa, Germania in testa, ha sbagliato l'approccio alla crisi, concentrandosi sull'austerità invece di pensare alla crescita.
In un'intervista alla Stampa, il premio Nobel ed ex capo economista della Banca Mondiale Joseph Stiglitz  ha affermato che l'euro potrà sopravvivere solo se i politici potenzieranno il fondo salva-Stati, vareranno gli eurobond, favoriranno la svalutazione della moneta e, attraverso la Banca centrale europea, aumentaranno la liquidità.
Stiglitz, infatti, non è convinto del piano varato all'ultimo vertice europeo. «L'intervento si occupa della prossima crisi, ammesso che le misure adottate siano adeguate a prevenirla, dimenticando quella in corso. Guidati dalla Germania, vi siete concentrati sul consolidamento fiscale e sull'austerità», ha proseguito l'economista.
Secono il quale occorrerebbe invece «favorire la crescita», con «interventi che fungono da moltiplicatori». La ricetta di Stiglitz è «tassare i ricchi, dando agevolazioni ai poveri. L'intera Europa che deve tornare a crescere e la Germania deve aiutare tutti gli altri a risalire».


30 dicembre 2011

Savona Tirreno Power

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Savona Tirreno Power

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28 dicembre 2011

Tutti ospiti a Cortina: paga la sorella di Alemanno...con soldi pubblici


Tutti ospiti a Cortina: paga la sorella di Alemanno...con soldi pubblici
di Andrea Paparella
Altro che lacrime e sangue. Qui si parla di cene di lusso a Cortina e spese pazze ai limiti dell'assurdo. Purtroppo, però, non stiamo parlando della trama dell'ultimo cinepanettone, ma della gestione di Gabriella Alemanno da quando è alla guida dell'Agenzia del Territorio.
Secondo quanto denunciato dal Fatto Quotidiano, infatti, la sorella del sindaco di Roma, promossa al vertice dell'ente dal governo Berlusconi nel 2008, dal suo arrivo avrebbe apportato un cambio di rotta sulle spese, schizzate letteralmente alle stelle: i fondi destinati a "rappresentanza e comunicazione istituzionale" sono passati da 80 mila euro all'anno, nel periodo antecedente al suo insediamento, ad un milione nel 2010 e addirittura a un milione e mezzo negli ultimi dodici mesi.
Un fiume di soldi pubblici utilizzati nei modi più disparati, tra eventi, vernissage, cene di gala e regali vagamente trash. Nel rendiconto annuale, destano molti dubbi le decine di migliaia di euro versati a società terze per organizzare eventi e mostre, per non parlare delle trente uova di struzzo decorate, pagate più di 3 mila euro, poi donate a rappresentanti di Stati esteri. Ma è sui pasti di "rappresentanza" che la sorella di Alemanno si è avvalsa più spesso dei soldi (pubblici) dell'Agenzia: dai tanti pranzi presso un ben noto ristorante in zona Montecitorio agli eccessi fatti registrare nell'estate del 2010 a Cortina. Dopo aver sponsorizzato la manifestazioni "Cortinaincontra", per un totale di 42 mila euro, l'ente ha infatti tirato fuori altri 780 euro per pagare la cena a ben undici persone nella lussuosa "Villa Oretta". Tra i commensali, questa volta, anche il fratello Gianni. Insomma, mentre il premier Mario Monti predica l'austerità e aumenta tasse e benzina, c'è chi – all'interno della Casta – preferisce invece continuare a vivere in un mondo parallelo. Particolare non secondario: a Gabriella Alemanno, considerando il suo stipendio da 300 mila euro lordi all'anno, i soldi per una cena Cortina non mancano di certo.

Tutti ospiti a Cortina: paga la sorella di Alemanno...con soldi pubblici


Tutti ospiti a Cortina: paga la sorella di Alemanno...con soldi pubblici
di Andrea Paparella
Altro che lacrime e sangue. Qui si parla di cene di lusso a Cortina e spese pazze ai limiti dell'assurdo. Purtroppo, però, non stiamo parlando della trama dell'ultimo cinepanettone, ma della gestione di Gabriella Alemanno da quando è alla guida dell'Agenzia del Territorio.
Secondo quanto denunciato dal Fatto Quotidiano, infatti, la sorella del sindaco di Roma, promossa al vertice dell'ente dal governo Berlusconi nel 2008, dal suo arrivo avrebbe apportato un cambio di rotta sulle spese, schizzate letteralmente alle stelle: i fondi destinati a "rappresentanza e comunicazione istituzionale" sono passati da 80 mila euro all'anno, nel periodo antecedente al suo insediamento, ad un milione nel 2010 e addirittura a un milione e mezzo negli ultimi dodici mesi.
Un fiume di soldi pubblici utilizzati nei modi più disparati, tra eventi, vernissage, cene di gala e regali vagamente trash. Nel rendiconto annuale, destano molti dubbi le decine di migliaia di euro versati a società terze per organizzare eventi e mostre, per non parlare delle trente uova di struzzo decorate, pagate più di 3 mila euro, poi donate a rappresentanti di Stati esteri. Ma è sui pasti di "rappresentanza" che la sorella di Alemanno si è avvalsa più spesso dei soldi (pubblici) dell'Agenzia: dai tanti pranzi presso un ben noto ristorante in zona Montecitorio agli eccessi fatti registrare nell'estate del 2010 a Cortina. Dopo aver sponsorizzato la manifestazioni "Cortinaincontra", per un totale di 42 mila euro, l'ente ha infatti tirato fuori altri 780 euro per pagare la cena a ben undici persone nella lussuosa "Villa Oretta". Tra i commensali, questa volta, anche il fratello Gianni. Insomma, mentre il premier Mario Monti predica l'austerità e aumenta tasse e benzina, c'è chi – all'interno della Casta – preferisce invece continuare a vivere in un mondo parallelo. Particolare non secondario: a Gabriella Alemanno, considerando il suo stipendio da 300 mila euro lordi all'anno, i soldi per una cena Cortina non mancano di certo.

I reali motivi della crisi: finalmente qualche tv ne parla

I reali motivi della crisi: finalmente qualche tv ne parla

Il rapporto tra l’incenerimento dei rifiuti e la raccolta differenziata


Questo articolo è il primo di una serie che il nostro giurista ambientale Andrea Quaranta, del blog Natura Giuridica, pubblicherà per TuttoGreen. Se il tema vi interessa o avete altre domande sulle leggi legate alle tematiche ambientali, contattateci o contattate direttamente Andrea all’indirizzo mail: andrea.quaranta@naturagiuridica.com
Ed ora, eccovi l’articolo sulla tematica dell‘incenerimento dei rifiuti come pratica in antitesi con la raccolta differenziata. anche se è vista come “recupero” quando i rifiuti ne sono il combustibile! Perché gli inceneritori hanno bisogno di essere continuamente alimentati da rifiuti per poter funzionare.
Guardate il cestino della carta che si trova sotto, o accanto, la vostra scrivania. Sapete benissimo che se riducete a pezzettini la carta prima di buttarla nel cestino passerà più tempo prima che dobbiate vuotarlo (o che qualcuno debba farlo per voi). Peraltro,passerà ancora più tempo tra uno svuotamento e l’altro se utilizzerete fronte e retro di ogni foglio.
Stesso ragionamento vale per il secchio della spazzatura: se, oltre ai rifiuti umidi, lo riempite con resti di imballaggi di plastica, vetri e lattine, dovrete svuotare il secchio almeno una volta al giorno. Al contrario, separando le varie tipologie di rifiuti, ridurrete l’ingombro – e il cattivo odore – nella vostra casa, per non parlare delle passeggiate serali – magari con cane al seguito – con tappa verso i bidoni della spazzatura.
Differenziare i rifiuti ne riduce il volume e l’ingombro, e soprattutto riduce il bisogno che qualcuno li bruci per smaltirli. Già, perché con le discariche ormai colme all’inverosimile, per smaltire i rifiuti non resta che bruciarli.
Ma questa è davvero la soluzione ottimale?
In Italia – dopo i primi tentativi di dettare una normativa organica in tema di rifiuti, che si basava sulla regolamentazione del concetto di smaltimento, dato che di recupero si parlava solo in termini generali, senza che fosse fissata una gerarchia vincolante – in seguito all’emanazione del D.Lgs. n. 22/1997 (noto come il “Decreto Ronchi”) lo smaltimento è diventato un’altra cosa e il perno della nuova normativa è diventato la gestione integrata dei rifiuti.
Anche il successivo “Testo Unico Ambientale”, riprendendo questi concetti, ha imposto una nuova scala di priorità.
Innanzitutto occorre prevenire la produzione di rifiuti, o quanto meno ridurla. Seguono la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo e, solo in fine, lo smaltimento. È evidente che, con il tempo, l’interesse del legislatore si è spostato nella direzione di una sempre maggior valorizzazione della prevenzione e del recupero.
In questo contesto, le domande che emrgono sono: qual è il ruolo svolto dall’incenerimento dei rifiuti? Si tratta di un’operazione di recupero, che va valorizzata? E se si, con quali modalità?
A causa delle continue emergenze ambientali, anche se la termodistruzione (chiamata da qualcunotermovalorizzazione, cioè incenerimento finalizzato al recupero di energia) è l’ultima opzione del recupero, oggi si torna a parlare di incenerimento dei rifiuti, scavalcando le opzioni prioritarie, prima fra tutte quella dellariduzione dei rifiuti alla fonte.
Tutto ciò sembra inevitabile nella situazione italiana: si è preferito favorire la creazione di depositi temporanei di rifiuti e il recupero (in senso lato) che, diversamente dallo smaltimento in discarica, beneficiano di semplificazioni procedurali e di agevolazioni, dal momento che possono iniziare ad operare in assenza di controlli preventivi, con norme tecniche di tutela carenti e con scarse probabilità di essere sottoposte a controlli tecnici in seguito all’attivazione, anche se si tratta di rifiuti pericolosi.
Tutto questo comporta che, di fatto, se non vengono attivati gli strumenti per realizzare la scala di priorità fissata astrattamente dal legislatore, si finisce col privilegiare la termodistruzione, funzionale all’attuale modello di sviluppo e lucrosa di recupero, per produrre, spesso, solo fittiziamente, energia.
Ma l’incenerimento non è un’attività di recupero (di energia dai rifiuti).
O meglio, non è solo un’attività di recupero: dipende da chi viene effettuata, e con quali scopi e modalità.
Così, l’incenerimento di rifiuti costituisce un’operazione di smaltimento ed è sottoposta a regole autorizzative più stringenti di quelle che regolano la stessa operazione effettuata all’interno di un cementificio (che può bruciare i rifiuti garantendo dal punto di vista tecnico lo stesso grado di tutela). Nel cementificio, infatti, l’operazione è vista come recupero di energia e come tale ha pratiche amministrative meno onerose per chi le effettua. Se i rifiuti, con tutte le cautele di rito, non venissero bruciati, si utilizzerebbe un qualsiasi altro combustibile fossile per la produzione del cemento! Chiara la differenza?
È la forma di utilizzazione del rifiuto come combustibile che fa la differenza: il termine utilizzazione implica, infatti, che la finalità essenziale dell’incenerimento è di permettere ai rifiuti di assolvere una funzione utile, cioèla produzione di energia.
La combustione di rifiuti costituisce, pertanto, un’operazione di recupero se i rifiuti svolgono una funzione utile, come produrre energia, sostituendosi all’uso di una fonte primaria che avrebbe dovuto essere altrimenti usata per svolgere tale funzione.
La questione decisiva, quindi, è se i rifiuti vengano utilizzati o riutilizzati per un’autentica finalità.
Nel caso di impiego di rifiuti misti in un cementificio, l’operazione costituisce recupero: in loro assenza, infatti, verrebbe comunque utilizzato del combustibile convenzionale.
Lo scopo di un inceneritore di rifiuti urbani consiste invece nel “trattamento termico ai fini della mineralizzazione degli stessi” e non può avere come obiettivo principale il recupero dei rifiuti, anche se durante l’incenerimento si procede al recupero di tutto o di parte del calore prodotto dalla combustione. Questo costituisce solo un effetto secondario di un’operazione la cui finalità principale è quella dello smaltimento dei rifiuti e non può rimettere in discussione la sua corretta qualificazione come operazione di smaltimento.
In definitiva, occorre fare attenzione a non confondere, in un settore molto delicato, e complesso, come quello dellagestione dei rifiuti, concetti che, al di là dell’astratta terminologia giuridica, hanno forti implicazioni pratiche sulla salute dell’uomo e sulla salubrità dell’ambiente.
Non è termovalorizzazione tutto ciò che brucia.
In un’ottica di gestione integrata dei rifiuti, quindi, prevedere che la parte non recuperabile possa essere bruciata all’interno di cementifici (che quando non ci sono rifiuti comunque possono utilizzare combustibili fossili) ha una sua logica.
Invocare la realizzazione di imponenti inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti, invece no, perché avendo un continuo bisogno di ingenti quantità di rifiuti, per poter funzionare, si pongono di fatto in antitesi con la raccolta differenziata.

Il rapporto tra l’incenerimento dei rifiuti e la raccolta differenziata


Questo articolo è il primo di una serie che il nostro giurista ambientale Andrea Quaranta, del blog Natura Giuridica, pubblicherà per TuttoGreen. Se il tema vi interessa o avete altre domande sulle leggi legate alle tematiche ambientali, contattateci o contattate direttamente Andrea all’indirizzo mail: andrea.quaranta@naturagiuridica.com
Ed ora, eccovi l’articolo sulla tematica dell‘incenerimento dei rifiuti come pratica in antitesi con la raccolta differenziata. anche se è vista come “recupero” quando i rifiuti ne sono il combustibile! Perché gli inceneritori hanno bisogno di essere continuamente alimentati da rifiuti per poter funzionare.
Guardate il cestino della carta che si trova sotto, o accanto, la vostra scrivania. Sapete benissimo che se riducete a pezzettini la carta prima di buttarla nel cestino passerà più tempo prima che dobbiate vuotarlo (o che qualcuno debba farlo per voi). Peraltro,passerà ancora più tempo tra uno svuotamento e l’altro se utilizzerete fronte e retro di ogni foglio.
Stesso ragionamento vale per il secchio della spazzatura: se, oltre ai rifiuti umidi, lo riempite con resti di imballaggi di plastica, vetri e lattine, dovrete svuotare il secchio almeno una volta al giorno. Al contrario, separando le varie tipologie di rifiuti, ridurrete l’ingombro – e il cattivo odore – nella vostra casa, per non parlare delle passeggiate serali – magari con cane al seguito – con tappa verso i bidoni della spazzatura.
Differenziare i rifiuti ne riduce il volume e l’ingombro, e soprattutto riduce il bisogno che qualcuno li bruci per smaltirli. Già, perché con le discariche ormai colme all’inverosimile, per smaltire i rifiuti non resta che bruciarli.
Ma questa è davvero la soluzione ottimale?
In Italia – dopo i primi tentativi di dettare una normativa organica in tema di rifiuti, che si basava sulla regolamentazione del concetto di smaltimento, dato che di recupero si parlava solo in termini generali, senza che fosse fissata una gerarchia vincolante – in seguito all’emanazione del D.Lgs. n. 22/1997 (noto come il “Decreto Ronchi”) lo smaltimento è diventato un’altra cosa e il perno della nuova normativa è diventato la gestione integrata dei rifiuti.
Anche il successivo “Testo Unico Ambientale”, riprendendo questi concetti, ha imposto una nuova scala di priorità.
Innanzitutto occorre prevenire la produzione di rifiuti, o quanto meno ridurla. Seguono la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo e, solo in fine, lo smaltimento. È evidente che, con il tempo, l’interesse del legislatore si è spostato nella direzione di una sempre maggior valorizzazione della prevenzione e del recupero.
In questo contesto, le domande che emrgono sono: qual è il ruolo svolto dall’incenerimento dei rifiuti? Si tratta di un’operazione di recupero, che va valorizzata? E se si, con quali modalità?
A causa delle continue emergenze ambientali, anche se la termodistruzione (chiamata da qualcunotermovalorizzazione, cioè incenerimento finalizzato al recupero di energia) è l’ultima opzione del recupero, oggi si torna a parlare di incenerimento dei rifiuti, scavalcando le opzioni prioritarie, prima fra tutte quella dellariduzione dei rifiuti alla fonte.
Tutto ciò sembra inevitabile nella situazione italiana: si è preferito favorire la creazione di depositi temporanei di rifiuti e il recupero (in senso lato) che, diversamente dallo smaltimento in discarica, beneficiano di semplificazioni procedurali e di agevolazioni, dal momento che possono iniziare ad operare in assenza di controlli preventivi, con norme tecniche di tutela carenti e con scarse probabilità di essere sottoposte a controlli tecnici in seguito all’attivazione, anche se si tratta di rifiuti pericolosi.
Tutto questo comporta che, di fatto, se non vengono attivati gli strumenti per realizzare la scala di priorità fissata astrattamente dal legislatore, si finisce col privilegiare la termodistruzione, funzionale all’attuale modello di sviluppo e lucrosa di recupero, per produrre, spesso, solo fittiziamente, energia.
Ma l’incenerimento non è un’attività di recupero (di energia dai rifiuti).
O meglio, non è solo un’attività di recupero: dipende da chi viene effettuata, e con quali scopi e modalità.
Così, l’incenerimento di rifiuti costituisce un’operazione di smaltimento ed è sottoposta a regole autorizzative più stringenti di quelle che regolano la stessa operazione effettuata all’interno di un cementificio (che può bruciare i rifiuti garantendo dal punto di vista tecnico lo stesso grado di tutela). Nel cementificio, infatti, l’operazione è vista come recupero di energia e come tale ha pratiche amministrative meno onerose per chi le effettua. Se i rifiuti, con tutte le cautele di rito, non venissero bruciati, si utilizzerebbe un qualsiasi altro combustibile fossile per la produzione del cemento! Chiara la differenza?
È la forma di utilizzazione del rifiuto come combustibile che fa la differenza: il termine utilizzazione implica, infatti, che la finalità essenziale dell’incenerimento è di permettere ai rifiuti di assolvere una funzione utile, cioèla produzione di energia.
La combustione di rifiuti costituisce, pertanto, un’operazione di recupero se i rifiuti svolgono una funzione utile, come produrre energia, sostituendosi all’uso di una fonte primaria che avrebbe dovuto essere altrimenti usata per svolgere tale funzione.
La questione decisiva, quindi, è se i rifiuti vengano utilizzati o riutilizzati per un’autentica finalità.
Nel caso di impiego di rifiuti misti in un cementificio, l’operazione costituisce recupero: in loro assenza, infatti, verrebbe comunque utilizzato del combustibile convenzionale.
Lo scopo di un inceneritore di rifiuti urbani consiste invece nel “trattamento termico ai fini della mineralizzazione degli stessi” e non può avere come obiettivo principale il recupero dei rifiuti, anche se durante l’incenerimento si procede al recupero di tutto o di parte del calore prodotto dalla combustione. Questo costituisce solo un effetto secondario di un’operazione la cui finalità principale è quella dello smaltimento dei rifiuti e non può rimettere in discussione la sua corretta qualificazione come operazione di smaltimento.
In definitiva, occorre fare attenzione a non confondere, in un settore molto delicato, e complesso, come quello dellagestione dei rifiuti, concetti che, al di là dell’astratta terminologia giuridica, hanno forti implicazioni pratiche sulla salute dell’uomo e sulla salubrità dell’ambiente.
Non è termovalorizzazione tutto ciò che brucia.
In un’ottica di gestione integrata dei rifiuti, quindi, prevedere che la parte non recuperabile possa essere bruciata all’interno di cementifici (che quando non ci sono rifiuti comunque possono utilizzare combustibili fossili) ha una sua logica.
Invocare la realizzazione di imponenti inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti, invece no, perché avendo un continuo bisogno di ingenti quantità di rifiuti, per poter funzionare, si pongono di fatto in antitesi con la raccolta differenziata.

privatizzazione dell'acqua nei comuni - esempio